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Umami

Umami è il quinto gusto, individuato dalla cultura giapponese. Il quinto gusto è di per se indefinibile, ma è ciò che dona sapore ai piatti, che li rende gustosi. Umami è anche il titolo del romanzo di Laia Jufresa, scrittrice messicana, la quale sembra suggerirci che ciò che rende gustosa la vita è qualcosa di non esattamente decifrabile e dicibile. Continue reading

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10 luglio 2017 · 15:50

Una giovinezza enormemente giovane

pasolini

Antonio Calenda pours the intensive acting abilities of Roberto Herlitzka, alone on the stage, into the emaciated body and lucid spirit of Pier Paolo Pasolini. An enormously young youth, written by Gianni Borgna, is a production which crumbles around a foreboding, almost prophetic monologue, on the one hand paying homage to the thoughts of the writer, created through the evocation of his works, and on the other consecrating his prophetic intuition on social and political fronts. One reflects, therefore, on current affairs through the words of a man who was capable of deciphering current affairs with a reckless foresight.

In a metaphysical evocation of the death of Pasolini, explains the director, we imagine that the writer sees himself massacred on the beach in Ostia. It is from this point that the show begins.

 

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HESHER

Sapevate che il personaggio Hesher è ispirato a Cliff Burton, celebre bassista dei Metallica scomparso nel 1986 in seguito ad un incidente stradale? E che gran parte della colonna sonora del film è composta da brani dei Metallica cosa più unica che rara visto la diffidenza della band a rilasciare i diritti di utilizzo? Ma per questa pellicola che hanno molto apprezzato hanno fatto un’eccezione.

Sul film, rimane l‘impossibilità di dire la morte, la rabbia che fatica ad esplodere e corrode, l’impotenza, mentre la gente continua a morire nonostante ciò che proviamo; rimane il pianto di una nonna che si cura con le canne, perchè come capita spesso, gli anziani sanno andare dritti al sodo di ciò che conta e comprendono persone e situazioni al primo sguardo (noi che andiamo veloci non sappiamo che si muovono lenti, gli anziani, ma conoscono tutto, a fondo: il fondo di ciò che hanno già vissuto); rimane una passeggiata che prima o poi si deve fare, perchè è stata promessa e un dito non tagliato è più difficile che tagliare un dito; rimane la tendenza distuttrice, che a volte ci sovrasta e deve trovare uno sfogo. E rimane la consapevolezza che i coglioni sono due; pèrsone uno, rimane almeno l’altro.

The end…or the beginning?

http://youtu.be/Y3-2bKD4zyg

More:

Heshermania https://www.facebook.com/hesherestatoqui

Opinioni: http://www.pensieridicartapesta.it/2012/02/02/hesher-e-stato-qui/

http://www.effettonotteonline.com/news/index.php?option=com_content&task=view&id=2446&Itemid=24

http://giorgioalessio.com/cinema/2012-2/hesher-e-stato-qui/

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Giorgio Caproni

Il Fischio

(parla il guardacaccia)

Non credo che questo sia il fischio del bracconiere.
C’è troppa nebbia.
Comunque (qui son le carte)
Finite voi la partita.
Io (potete continuare a bere anche per me)
conosco, né posso esimermi,
quello ch’è il mio preciso dovere.

Qualsiasi richiamo nel bosco oda insolito,
uccello o altro agente che sia,
devo andare a vedere.
Porgetemi per cortesia,
è lì a quel chiodo,
il fucile ed il mio cartucciere.
Intanto (scusate: ci vuole, col freddo che m’aspetta)
Lasciate ch’io mi versi ancora
ultimo- quest’altro bicchiere.

Nel vino, a saper ben vedere, c’è scienza – c’è illuminazione.
Ma voi, senza una ragione al mondo,
voi perché ora ch’io sono pronto,
e il cuore già ho fatto allegro,
ancora voi mi state a guardare a quel modo,
quasi con l’aria di chi sospetta qualcosa,
né si vuol pronunciare?

Vi vedo, o m’inganno, tremare,
agli angoli, la bocca?
Amici, posso anche sbagliare;
ma questo, comunque, vi dico,
e una volta per tutte:
Temere fuori il nemico
È cosa,    prima ancora che vile,
a parer mio troppo sciocca.
Porgetemi anche le cartucce e rimettetevi a bere.
Dovreste almeno sapere
che quando s’è avuto una piuma sul cappello,
e in sorte stivali e gabbana verde,
per non dir altro si perde
il tempo, pensando alla morte.

Piuttosto ( ne parleremo insieme, qui, al mio rientro)
ficcatevi bene in testa quanto ancora vi dico;
che vale temere il nemico fuori,
quand’è già dentro?

Al diavolo perciò la paura,
giacché non serve, Tanto,
in tutti noi non resta –sola-
che la certezza già da tempo in me sorta:
chi fabbrica una fortezza intorno a sé,
s’illude quanto ogni notte chiude,
a doppia mandata la porta.

Lasciatemi perciò uscire.
Questo Io vi volevo dire.
Per quanto siano bui gli alberi,
non corre un rischio più grande di chi resta,
colui che va a rispondere
al  fischio della foresta.

Giorgio Caproni

Congedo del viaggiatore cerimonioso

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