MARINA CVETAEVA

MarinaCvetaeva1914

Euridice a Orfeo
di Marina Cvetaeva,
traduzione di Serena Vitale (1997)
Per chi ha sciolto gli ultimi brandelli
del velo (né guance, né labbra!…)
non è forse abuso di potere
Orfeo che scende nell’Ade?
Per chi ha slegato gli ultimi anelli
del terrestre… e sul talamo ha lasciato
L’alta menzogna del vedere in volto
e in dentro guarda – il nuovo incontro è spada.
È già pagato – con tutte le rose
del sangue – questo dovizioso taglio
d’immortalità…
Fino all’alto Lete
amante tu – io chiedo a te la pace
della smemoria… Giacché in questa casa
illusoria tu, vivo, sei fantasma, e vera
io, morta… Che posso dirti – oltre:
“Dimentica e abbandonami!”
Non riuscirai a turbarmi! Non mi farò portare!
Non ho neanche mani! Né labbra
da posare! Dal morso di vipera dell’immortalità
la passione di donna prende fine.
È già pagata – ricorda le mie urla! –
questa distesa estrema.
Orfeo non deve scendere a Euridice.

I fratelli – turbare le sorelle.

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