Category Archives: musica

SEMPRE UNA VIA D’USCITA

“There must be some way out of here,”

Said the joker to the thief,

“Therès too much confusion,

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ALLONTANARCI PER LA GIOIA

Annarella.

lasciami qui
lasciami stare
lasciami così
non dire
una parola che
non sia d’amore
per me
per la
mia vita che
è tutto quello che ho
e tutto quello che io ho
e non è ancora
finita…

Testo tra i testi dei CCCP, autore Giovanni Lindo Ferretti, scritta per il padre ma dedicata ad Annarella Giudici, in occasione di un litigio.
Qualunque sia la cronaca inerente al pezzo, colpiscono l’estrema dolcezza malinconica della melodia e il testo stringato. Non poteva essere più lungo se l’intento era sancire una verità assoluta e fondamentale per ogni esistenza: l’amore che mettiamo per la nostra stessa vita ci aiuta a scegliere con chi condividerla.

Questo anelito a vivere è ciò che ci mantiene evolutivi, ciò che ci consente di prescindere dalla felicità per trovare gioia nei giorni, per ritrovare i rapporti con gli altri, al di là delle inevitabili controversie, dei difetti, delle diversità.

VIVERE E’
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NAUFRAGHI E NAUFRAGI

A volte autori e testi si parlano, a distanza di secoli e nonostante il mezzo di espressione sia differente. Così capita a Samuel Taylor Coleridge e Fabrizio De Andre’, trattando, attraverso la metafora del mare, la fragilità dei rapporti umani, il concetto di colpa, le dinamiche di gruppo/ciurma, le debolezze dell’essere umano nelle situazioni di difficoltà e di lotta, quando si trova a scegliere fra se stesso e il bene comune. Tematiche di grande attualità, testi così profondi che sono validi ancora oggi.

THE RYME OF THE ANCIENT MARINER by SAMUEL TAYLOR COLERIDGE

Album Rimini _De Andre'

Album Rimini _De Andre’

leggilo mentre ascolti Parlando del naufragio della London Valour di F. de Andre’

FIRST PART

It is an ancient Mariner,

And he stoppeth one of three.

«By thy long grey beard and glittering eye,

Now wherefore stopp’st thou me?

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DELL’ENERGIA E DEI SUOI BLOCCHI

ELETTRICA

Elettrica è la spinta
ti da un’emozione al secondo
io sento un mostro chiuso in me
Gabriele è l’uomo che potra salvarci
sempre che non perda troppo tempo
il mondo è superficiale oggi
la gente ha sempre tanto da fare
fumare come macchine a carbone
conto alla rovescia delle ore
oggi è il mio onomastico
è un giorno in cui non si potrà lavorare
ma porterà notizie
a cosa serve tutto questo
mantiene la luce accesa
nella tua testa una luce accesa
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IN VINO VERITAS – DANIELE SEPE

InVinoVeritas_Daniele Sepe

InVinoVeritas_Daniele Sepe

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Mazurka “Il Madonnaro”

13_Il Madonnaro

AVANSPRITZACOLO

sito web: http://laghenga.altervista.org/dischi.html

La ghenga colpisce ancora!
Avviso a tutta la popolazione. Chiudetevi in casa e non aprite a nessuno se prima non vi mostra la zampina. La ghenga è evasa!  La famigerata banda di criminali di Venezia sembra sia barricata nella sua bisca clandestina e, dicono i nostri informatori, sta mettendo a punto un altro colpo.
Il piano, così sembra, è finemente congegnato: i pericolosi malviventi intendono infiltrarsi nuovamente nell’intricato tessuto sociale fingendosi musicisti, con un’abilità tale da sembrare proprio una banda di simpatici e goliardici buontemponi. Ma è evidente che i loro piani sono ben più loschi e che tutta la  loro ironia ha l’unico fine di sovvertire l’ordine costituito.
Lo si evince chiaramente dai testi dei loro pezzi, apparentemente innocui, ma con una dirompente potenza interiore.
Alla nostra redazione sono pervenuti  in esclusiva i testi trafugati del loro prossimo album, il terzo, di imminente uscita.
C’è di che essere allarmati: si parte da una pesante critica alla civiltà tecnologica, con un pezzo dal titolo “HABLAR CON LE SIGLE”, che usa un grammelot contemporaneo alla ricerca di un linguaggio universale, dimostrando al contempo la vittoria incontrastata del linguaggio fatto di acronimi che ormai parla l’intero mondo civilizzato. Ma siamo sicuri che sia la strada giusta?
HABLAR CON LE SIGLE
-“Sprechen sie parle vu l’esperanto?”
-“no parlo minga el foresto segnor”
Ai tiempi du meu C64 partiva la rapida revolusion
Soltanto l’englese pareva spuntarla per via dell’america e della TOP 10
Ma ecco de colpo el linguaje che cambia
quando i tuoi dischi devientan CD
Anche se è vero che da un po’ di tempo chiamavi la televisione TV… V… V…
Mi son preso un PC con 4USB Con 3GHZ e 800GB
Mi vedo i DIVX ed i DVD col mio TFT con gli LCD
E nonostante mi sia installato 4GB di memoria RAM DIMM
Dimentico ancora di andar nel WC se scarico 30cc di PP
For sure it’s a problem hablar con le sigle  in este siglo de rivolusion
Ma ancor più difficile è hablare sei lingue col rischio che ti si intasi la RAM
E adesso che il 56k e l’ISDN non si usano più
bonjour madmoiselle che se tu comprand
Te dedico todo chist’mp3
Mi son preso un PC con 4USB Con 3GHZ e 300GB
Mi vedo i DIVX ed i DVD col mio TFT con gli LCD
E nonostante mi sia installato 4GB di memoria RAM DIMM
dimentico ancora di andar nel WC se scarico 30cc di PP
C’è chi con le sigle se busca la vida, c’è chi con le sigle ha trovato l’amour
C’è chi sta inventandosi le sigle nuove, c’è quello che non se le imparerà mai
Perché è deciso a cercare le cose che non si posson trovare nei BIT
La tecnologia è del resto una tematica che è spesso affrontata nei testi della ghenga, fin dagli esordi, ad esempio possiamo citare il brano “​CONTEMPORANEAMENTE” tratto dal primo album, “IL COLPACCIO”
Il testo di questo pezzo si sofferma sull’enorme quantità di attività contemporanee che l’urbanoide civilizzato medio è ormai abituato a compiere, grazie a una forma mentale che gli deriva dall’utilizzo intensivo di un sistema operativo “a finestre”.
Certo,  occuparsi un po’ di tutto è un vantaggio sotto molteplici punti di vista,  ma i risultati risultano goffi e maldestri, per non parlare della poesia, che viene calpestata in continuazione generando tentativi lirici sbilenchi e scalcinati, che a buon titolo la Ghenga definisce “deliri”
​CONTEMPORANEAMENTE
Quindici anni ormai che vivo col sistema operativo
che ti fa tenere in mente
contemporaneamente
una finestra col lavoro, una finestra con la posta, una finestra con la lista,
una finestra da saltare se non mangi ‘sta minestra.
e mi sembra normale
che quando guido ho sempre in mano il cellulare,
che quando mangio c’è uno schermo da guardare,
che quando guardo dentro agli occhi si interrompe la poesia
perché parte martellante la mia suoneria.
Sembrerà superficiale ma è il pensiero laterale:
quante cose posso fare contemporaneamente!
Lo svantaggio è che non faccio bene niente.
La pericolosità dei messaggi della ghenga non si limita tuttavia ad un’autoironia tecnologica, poiché va a scavare ben più nel profondo, fino alle basi di un sistema economico che collassa su sé stesso per motivi poco chiari ai più. Il testo che pubblichiamo qui di seguito fornisce in parole semplici una semplice chiave di lettura della crisi. Il titolo è più che eloquente.
CONTO IN BANCA
Se entravano i ladri era uno spasso
perché sotto il materasso
non cercavano neanche più…
e invece erano lì!
pochi sì ma almeno ce li avevo
li toccavo, li vedevo…
e adesso non li vedo più!
La grana… non lo sai quanto mi manca ​
da quando mi son fatto un conto in banca.
Quanto riesce ad essere reale​
questo denaro virtuale.
Quanto riesce ad essere reale
questo denaro virtuale
anche se non esiste più!
…e poi con il soldo virtuale puoi anche pagare
le cose che non hai osato sperare
lo fan tutti quanti: modelle e cantanti
ti compri di tutto e non tocchi i contanti!
Ti riempi di cose, tre suv e due case,
la banca è contenta e anche tu sei contento…
Sai solo che un giorno
lontano lontano
diventerà tuo tutto quello che hai in mano!
Così il tuo cinquantasei pollici mostri alla gente
e in soli sei anni è pagato ed è tuo finalmente,
e se un qualche valore quel giorno ancora lo avrà
magari del fatto di averlo non ti importerà…
…e mentre tu paghi pian piano una rata ogni mese
quei soldi la banca dichiara di averli già presi
e allegra li investe sperando che scoppierà il boom
e invece le borse a dispetto di tutti un bel giorno hanno fatto crash
la grana non lo sai quanto mi manca  ​ da quando mi son fatto un conto in banca
È ormai chiaro che questi pericolosi criminali andrebbero chiusi sotto chiave a passare il resto dei loro giorni al fresco.
Certi messaggi, se presi troppo sul serio, possono minare alla base il  glorioso sistema di cui siamo tutti molto fieri.  Molti giullari e commedianti in altri tempi furono mandati al rogo per molto meno. Sfortunatamente i tribunali dell’inquisizione sono chiusi da secoli, anche se la ghenga è riuscita nel testo che segue, (tratto dal secondo album, LATI TANTI) a mettere in luce una sorta di inquisizione dei giorni nostri, che, con mirabile astuzia, anziché mettere dei bavagli, regala risonanza a chi fa del suo peggio, una sorta di meritocrazia al contrario che attira sempre di più l’attenzione dei media.
FENOMENO MEDIATICO
Sono un fenomeno mediatico,
Sto cercando un modo per non starti simpatico,
cercherò di fare tutto quanto male
tanto prima o poi ti troverai a parlare di me!
Quanto è dura la gavetta del nessuno,
sempre alla ricerca di uno che è qualcuno,
quanta lingua ho consumato non lo so più
finché sono apparso in programma in TV
Sulla piscina del mio yatch privato,
mi puoi scattare quante foto vuoi
Per l’esclusiva poi ti firmo il contratto,
ma se è un ricatto costo il doppio lo sai.
Opinionista sono diventato
perché una testa fin dei conti ce l’ho
con il mio fisico da palestrato sono fotografato più di Richard Gere.
Chiedimi che cosa cerco dal futuro.
“Ho un progetto che non svelo ma è sicuro,
Poi c’è un sogno che è la moda del momento,
voglio una poltrona rossa in Parlamento.”
Sono un fenomeno mediatico,
sto cercando il modo per non starti simpatico,
cercherò di fare tutto quanto male
tanto prima o poi ti troverai a parlare di me.
Nella mia villa ho pure un anfiteatro
con le modelle della pubblicità,
conosco tutti  e sono ricercato
dai rotocalchi e dalle autorità,
Di più, scrittore sono diventato,
perché una testa fin dei conti ce l’ho
con il mio fisico da palestrato sono fotografato più di Richard Gere.
Sono un fenomeno mediatico,
sto cercando il modo per non starti simpatico,
cercherò di fare tutto quanto male
tanto prima o poi ti troverai a parlare di me.
Sullo stesso argomento, la meritocrazia, ma su tutto un altro campo, nello stesso album troviamo un brano che parla dell’arte. Un brano autobiografico vissuto dal di dentro , non come artisti, ovviamente, ma come ladri di opere d’arte. È la cronaca di quando, i lettori più attenti lo ricorderanno, venne svaligiata la Biennale d’Arte Contemporanea. Chi ebbe la peggio fu la Ghenga, per le evidenti difficoltà
di attribuzione delle opere, ma anche la figura stessa dell’Arte Contemporanea non ne esce certo gloriosamente. Forse la Ghenga farebbe  meglio per i prossimi colpi a trafugare  opere antiche, che hanno meno bisogno dell’intervento di un critico per stabilire se si tratta di arte o meno.
LADRI DI ARTE CONTEMPORANEA
Ne hanno parlato per quindici giorni giornali e TV
In prima pagina, un titolo grande:
“SVALIGIATA LA BIENNALE”
Poi la notizia tutto questo effetto non l’ha fatto più.
La terza pagina, poi la quinta, poi la notizia era banale…
Ma noi che ce la ricordiamo
non sappiamo ancora bene
dove mettere l’ingente refurtiva!
Non c’è nessun ricettatore
che riconosca l’arte vera
Ci avevan detto che era roba che valeva!
C’è una forbice impiantata nella tela
la facciamo a metà prezzo: non può capitarti più!
C’è una tela di tre metri tutta sporca di pittura
in offerta ad un prezzo che non crederai!
Ladri di arte contemporanea!
ladri di arte contemporanea?!
ladri di arte contemporanea???!
…ma chi ce l’ha fatto far?
Niente da dire, un colpo perfetto per la polizia,
nessun indizio lasciato sul posto,
nessun teste da interrogare…
Forse è per questo che da un po’ di tempo non cercano più…
Forse è soltanto che le opere d’arte valgono solo se d’autore…
E adesso che ce ne facciamo
di tutte queste tele bianche
va a finire che ci tocca pitturare!
A tutte queste installazioni
a pezzi da ricostruire
son rifiuti che non puoi differenziare!
Ci son pezzi rari d’arte proprio vera
come questa scatoletta con la merda dentro e poi
ci son grumi di pittura, tele con la segatura e chiodi ruggini attaccati con lo scotch.
Ladri di arte contemporanea!
ladri di arte contemporanea?!
ladri di arte contemporanea???!
…ma chi ce l’ha fatto far?
E proseguendo, stessa città, Venezia, differenti problematiche. Se da un lato l’arte, contemporanea e (soprattutto) non, nella città lagunare attira milioni di turisti,  dall’altro lato gli abitanti si trovano costretti a emigrare in terraferma a causa dei costi sempre più proibitivi e della carenza di servizi per i residenti.
Nel brano che segue la Ghenga immagina, in un futuro  prossimo, una Venezia interamente popolata da comparse, stipendiate dal comune per far sembrare la città ancora viva.
​​​​​VENEZIA 2020
Venezia 1500: duecentomila abitanti.
Venezia 2010: sessantamila abitanti.
Venezia 2020: trecentomila abitanti…
tutti finti tutti comparse!!!
Venezia 2020,​​ siamo pendolari della città dei divertimenti.
Venezia 2020 tutti a lavorare tutti a fingerci abitanti
Anche stamattina dentro a ‘sto vagone
tutti intorpiditi noi pendolari
Mezzi addormentati tutti camuffati,
tutti una divisa per lavorare.
La mia divisa è sporca, questo per contratto,
il mio ruolo è fingermi un drogato,
non mi è andata male ma sono a progetto, vorrei tanto il tempo indeterminato.
Venezia 2020
siamo pendolari della città dei divertimenti.
Venezia 2020
tutti a lavorare tutti a fingerci abitanti
Il mio amico Toni, lui si è sistemato
lo hanno messo a fingersi pensionato!
Passa le giornate chiuso in un baretto
gioca a carte a tempo indeterminato…
Mia zia non l’hanno presa perché così obesa
poteva sembrare un’americana
E in campo quei bambini che corrono felici
poi tornano a Mestre coi loro amici.
Venezia 2020
siamo pendolari della città dei divertimenti.
Venezia 2020
tutti a lavorare tutti a fingerci abitanti
C’è un progetto comunale che è mirato a rilanciare il turismo nella città lagunare
Quanti appartamenti sfitti, li han comprati certi dritti, speculando allegramente sugli affitti!
Ci son prezzi esorbitanti, non ci sono più abitanti, son scappati dalla città tutti quanti.
Niente scuole né giardini dove crescere i bambini,
calli campi e fondamente, aree di sosta del turista imperante.
La corsia preferenziale passa via Sub-lagunare:
ti permette di arrivare fino a San Marco emergendo dal mare!
Niente barche a remi o a vela, solo navi da crociera
Riva i barbari a cavalo e intanto mi me ne so andao…
Venezia 2020.
Se ancora ci fossero dubbi sulla pericolosità della banda è possibile perfino consultare il sito web che espone pubblicamente le peggiori malefatte. Il tutto è confezionato in uno stile retrò ma é evidente che i contenuti sono rivolti alle nuove generazioni: cartoni animati fumetti, videogiochi, messaggi subliminali abbondano come il riso nella bocca dei detrattori. In definitiva, si capisce, il vero target della ghenga sono i due estremi. Vecchi e bambini. Per questo se avete letto fino a qui vuol dire che siete troppo giovani o troppo vecchi, in ogni caso non dimostrate la vostra età. Prendete le distanze da voi stessi, potreste scoprire che vorreste essere anche voi complici della Ghenga, o semplicemente, che lo siete sempre stati. 
IL COLPACCIO

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