Abbiamo bisogno di eroi?

Mantova, Festivaletteratura, 7/9/2014 – con Licia Troisi, Stefano Jossa e Francesco Piccolo

Piccolo Jossa Troisi a mantova - 7/9/2014

Piccolo Jossa Troisi a mantova – 7/9/2014

Nel lessico del giornalismo la parola eroe oggi è una delle più ricorrenti, parola abusata per designare atleti, geni, campioni, etc. Jossa osserva che la letteratura, al contrario del giornalismo, sembra prediligere gli antieroi e chiede perchè a Licia Troisi e Francesco Piccolo.Quest’ultimo sostiene che, nel caso del giornalismo, la lingua e le parole siano usate come strumenti retorici per innalzare la pressione sul lettore. La letteratura, invece, non avendo un’esigenza retorica, propone una propria idea di eroe, senza la necessià di denominarlo come tale e giudicando “eroici” personaggi o comportamenti che il giornalismo non prenderebbe nemmeno in considerazione.

Licia Troisi specifica che spesso la figura di eroe divulgata dalla stampa è monolitica, rapresentante di una lotta tra “bene” e “male” che nella realtà esiste senza che ci siano confini precisi o categorie nette. E non esistono “persone nette” ma soltanto persone sfaccettate e, soprattutto, non buone o malvagie in assoluto. Ecco perchè anche la letteratura, nell’intento che condivide con la scienza, cercando di dare ordine al caos, propone interpretazioni del mondo attraverso storie prive di personaggi monolitici e ricche invece di figure sfaccettate e poliedriche, con caratteristiche solo a volte ascrivibili alla sfera dell’eroismo.

l'insostenibile leggerezza dell'esserePiccolo propone come personale esempio di eroe Tomáš, protagonista de L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera, in quanto lungo il corso del romanzo egli difende la propria libertà, ad esempio attraverso il rifiuto di essere acritico nei confronti della propria parte ideologico/politica nella Praga comunista. In altre parole, egli rivendica il diritto ad essere libero di esercitare il pensiero critico in nome della coerenza con un proprio spazio di autonomia.

Troisi suggerisce Guglielmo da Baskerville, protagonista de Il nome della rosa di Eco, uno scienziato che ha il coraggio di fare del dubbio la sua spada, che ha il coraggio di dare valore a quella parte del metodo scientifico che riconosce la mancanza di certezze immutabili nel tempo e nello spazio. Predicandolo e praticandolo.

Sean Connery interpreta Guglielmo_da_Baskerville al cinema

Sean Connery interpreta Guglielmo_da_Baskerville al cinema

Di fondo i due eroi-antieroi condividono l’affermazione del diritto ad uno spazio di azione e di pensiero personali, basati sulla rinuncia ai dogmi che altri hanno pensato per noi e sulla consapevolezza che il cambiamento è una qualità intrinseca della vita. Si tratta di personaggi che rinunciano alla certezza concepita come idea preconcetta (pregiudizio) che precede la vita da vivere.

Interrogati dal pubblico su come sia possibile oggi mantenere la libertà personale e il diritto a cambiare, Troisi propone di partire da se stessi, da una buona conoscenza di sé, conservando una mentalità aperta nei confronti di modelli diversi dai nostri e di mantenerci sempre vigili rispetto a ciò che si muove dentro e intorno a noi. Senza etichette, nel rispetto della varietà e della pluralità.

Piccolo esalta il valore della conoscenza e della cultura: il confronto fra tutto ciò in cui ci si imbatte (che si esperisce in prima persona o si legge) permette di comprendere meglio il mondo e di aumentare il livello di autonomia del singolo.

Il ritorno dell’eroe

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